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  • Mappare il rimosso – dallo yekatit 12 alla Napoli coloniale

    Mappare il rimosso – dallo yekatit 12 alla Napoli coloniale

    1. Yekatit 12

    Yekatit 12 è il giorno del calendario etiope che corrisponde al 19 febbraio, in particolare si fa riferimento allo Yekatit 12 del 1937, quando a seguito dell’attentato a Rodolfo Graziani, l’esercito italiano compì ad Addis Abeba una delle più violente stragi di civili dell’epoca coloniale italiana.

    Per ASDA, il riconoscimento di questa giornata è fondamentale nell’ottica di sviluppare un discorso critico sul passato coloniale italiano, il grande rimosso della storia italiana dal dopoguerra in poi. Questo impegno si unisce a quello della rete nazionale Yekatit 12-19 febbraio, volta a riscoprire le atrocità nascoste sotto al tappeto del mito degli “italiani brava gente”.

    1. Perché non parliamo del nostro passato coloniale?

    La memoria si fonda spesso sulla manipolazione e sulla rimozione. Se per le neuroscienze questo è un meccanismo di sopravvivenza, nel periodo della ricostruzione post-fascista è stata un’operazione necessaria per costruire una narrazione unitaria e ottimista del Paese. Tra i fatti condannati all’oblio, i crimini coloniali sono i più difficili da accettare: riconoscerli significa ammettere le atrocità commesse contro le popolazioni etiopi, somale e libiche in nome di un’idea imperiale di “potenza del Mediterraneo”.

    fonte: wikipedia
    1. Il caso Montanelli

    Negli anni ‘90, a seguito della pubblicazione del libro “I gas di Mussolini” di Angelo Del Boca, si apre un dibattito accesissimo circa l’utilizzo di armi chimiche e gas asfissianti e urticanti, e soprattutto su quanto questa informazione fosse risaputa. Tra le voci negazioniste più “autorevoli” del periodo spicca quella di Indro Montanelli, che per anni smentì Del Boca ignorando persino le denunce etiopi all’UN War Crime Commission.

    Nel ‘95 comunque dovette arrendersi perché ricerche successive e soprattutto prove archivistiche smentirono la sua versione.

    Montanelli non solo fu giornalista, militante e testimone oculare di quanto accadeva in Etiopia, ma non perse l’occasione di “beneficiare” della pratica del madamato, il concubinato di un occupante italiano con una ragazzina africana che assumeva il carattere di relazione occasionale (spesso si trattava di vere e proprie bambine, come nel caso di Montanelli stesso). In tale relazione la donna era totalmente subalterna, in quanto impossibilitata ad uscire dalla relazione se non per volontà dell’uomo e viceversa, se le prestazioni non erano ritenute soddisfacenti dall’uomo, la sola alternativa per la donna era la prostituzione.

    Statua di Indro Montanelli
    1. Conseguenze sull’oggi

    Il fatto che l’italia non abbia avuto un vero processo di Norimberga per i crimini fascisti, non solo ha permesso la creazione di un partito neofascista già nel 1946, il movimento sociale italiano, ma ha soprattutto garantito la sopravvivenza di una retorica auto-assolutoria.

    Continuità fascista e colonialismo sono due lati della stessa medaglia.

    Oggi è necessario un lavoro costante di risignificazione dei simboli (si pensi al mausoleo di Rodolfo Graziani ad Affile).  Ignorare i crimini coloniali, oltre ad avere importanti implicazioni sul piano etico-morale, ci impedisce di analizzare lucidamente il razzismo sistemico attuale e la propaganda sulla “purezza italiana” o sull’ “invasione migratoria”.

    1. Verso una mappa del rimosso a Napoli

    Il colonialismo non è qualcosa che riguarda solo il continente africano, ma è tornato con le navi e si è sedimentato nelle piazze, nei nomi delle strade e nelle architetture che attraversiamo ogni giorno senza vederle.

    Napoli, come grande porto del Mediterraneo, è stata lo snodo cruciale dell’espansione coloniale fascista. Basta pensare alla Mostra d’Oltremare, nata proprio per celebrare le “terre conquistate”, o alla toponomastica di interi quartieri, come il Rione Luzzatti. 

    Per questo, come ASDA, vogliamo avviare un lavoro collettivo di costruzione di una mappa della Napoli coloniale. L’obiettivo è far emergere questi simboli, non per cancellarli, ma per risignificarli e smettere di essere turisti inconsapevoli della nostra stessa storia.

    E tu, quali simboli coloniali conosci nella tua zona a Napoli? Che sia una targa, il nome di una via o un fregio su un palazzo, iniziamo a tracciare insieme i confini di questo “grande rimosso”.