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    Donne d’Africa: Yaba Badoe

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    Donne d’Africa: Yaba Badoe

    di Eleonora Salvatore

    Britannico-ghanese, classe 1955, Yaba Badoe è documentarista, regista, scrittrice nonché autrice del romanzo A Jigsaw of Fire and Stars, incentrato sulla storia di Sante, una bambina scampata al naufragio di una nave che trasportava migranti e rifugiati, e pubblicato in italiano nel 2018 dalla case editrice Piemme col titolo Il sentiero delle stelle infinite. Ha scritto racconti brevi per la rivista accademica Critical Quarterly e il suo The Rival, storia del tentativo di salvare un matrimonio contratto con un uomo conteso tra due donne, è apparso nella raccolta African Love Stories. An Anthology curata da Ama Ata Aidoo, scrittrice ghanese vincitrice nel 1992 del Commonwealth Writers’ Prize, per la sezione “Africa”, col romanzo Changes: A Love Story la cui edizione italiana dovrebbe vedere la luce nel marzo 2022 per i tipi di Mondadori. 

    Prima di A Jigsaw of Fire and Stars, romanzo candidato al Branford Boase Award nel 2018 e alla CILIP Carnegie Medal nel 2019, Yaba Badoe ha esordito nel 2009 col romanzo True Murder, storia di un’amicizia tra due bambine che fanno i conti con le separazioni dei rispettivi genitori e la scoperta di un mucchietto d’ossa. La carriera di scrittrice è proseguita poi con The Secret of the Purple Lake, una raccolta di fiabe popolate da elefanti magici, principesse coraggiose e sirene che nuotano al largo delle coste scozzesi, e con Wolf Light, storia di Zula, Adoma e Linet, tre bambine nate in posti diversi, rispettivamente  in Mongolia, Ghana e Cornovaglia, lo stesso giorno e accomunate dalla missione di salvare l’ambiente con i loro superpoteri. L’ultima fatica letteraria in ordine di tempo è il romanzo Lionheart Girl, la cui protagonista, Sheba, nata in una famiglia di streghe dell’Africa occidentale, abbandona il villaggio natale per mettersi alla ricerca del padre con l’aiuto dell’amico Maybe. 

    Yaba Badoe è originaria di Tamale, nel Ghana centro-settentrionale, un tempo importante crocevia delle rotte commerciali trans-sahariane in quanto città più grande collocata lungo la direttrice tra Kumasi, capitale del Regno Ashanti, e Timbuktu, capitale dell’Impero Songhai. L’oro di Timbuktu, il sale di Daboya, lo yam di Yendi, le merci scambiate tra Damongo, nel Regno di Gonja, e le città dei Regni Hausa, le donne e gli uomini venduti come schiavi nel mercato di Salaga transitavano per Tamale, oggi città dalla forte identità musulmana che non rinuncia al fiorente mercato della medicina tradizionale ove si barattano teste di coccodrillo e bucero, zanne di facocero e conchiglie giganti, ove si raccontano storie antiche dal sapore magico che hanno ispirato la Badoe per i suoi romanzi. 

    Arrivata in Gran Bretagna da bambina, si laurea in Antropologia sociale al King’s College di Cambridge e consegue un master in Studi sullo sviluppo presso l’Università di Sussex con una tesi sulla questione della subalternità delle donne nei processi di modernizzazione. Ha lavorato al Ministero degli Affari Esteri del Ghana prima di approdare alla BBC come giornalista. Nel paese natale è stata anche Visiting Scholar all’Istituto di Studi africani dell’Università del Ghana a Legon, sobborgo di Accra. Per l’Università di Cambridge ha svolto una ricerca di gruppo sulle donne capofamiglia nei contesti urbani e rurali in Giamaica.

    La sua carriera di documentarista comincia nel 1983 con la realizzazione di Lost Harvest, un’indagine filmica sugli abusi sui diritti di proprietà dei campi di riso perpetrati ai danni di donne contadine dai loro colleghi uomini in Gambia. Nel 1987 è alle prese con The Crowning Glory, video-inchiesta sulle mode dell’epoca nel fashion system dei capelli afro. Nello stesso anno, con le telecamere nascoste, a Bristol gira Black and White, filmato itinerante su razza e razzismo. Quattro anni più tardi lavora per le Fulcrum Productions a I Want Your Sex, un documentario che esamina le rappresentazioni della “sessualità nera” nell’arte e nella fotografia occidentali veicolati dai miti razzisti radicati nella storia della colonizzazione e dell’imperialismo dello sguardo bianco. Vi prendono parte, tra gli altri, Stuart Hall, teorico degli studi culturali, e Spike Lee, reduce dai successi e dalle critiche ai film Fa’ la cosa giusta, Mo’ Better Blues e Jungle Fever mentre sullo schermo scorrono le foto che ritraggono Saartjie Baartman, Josephine Baker e i nudi di Robert Mapplethorpe. Nel 1996 cura Supercrips and Rejects in cui segue Nabil Shaban, attore di origini giordane, nei suoi commenti critici sulla rappresentazione della disabilità nei film di Hollywood. 

    Bisogna aspettare gli Anni Duemila perché l’impegno femminista della Badoe giunga a maturazione. Risalgono, infatti, al 2010 due dei suoi lavori più noti: Honorable Women, una serie di documentari sulle assemblee di sole donne in tre distinti distretti del Ghana e sulle loro strategie di partecipazione alla vita politica, e The Witches of Gambaga col quale è stata premiata al Black International Film Festival del Regno Unito nel 2010 per il miglior documentario, e si è aggiudicata il secondo posto nella medesima categoria al Festival FESPACO di Ouagadougou (Burkina Faso) nel 2011. Per la realizzazione di The Witches of Gambaga Yaba Badoe ha intervistato, sotto l’occhio vigile del Gambarrana, il custode del campo, donne accusate dai familiari di praticare sortilegi e che l’interpretazione degli spasmi di uccelli morenti ha certificato come streghe. Nel corso di varie interviste Yaba Badoe ha affermato che le credenze sulla stregoneria permeano la cultura popolare ghanese, credenze che poggiano, tuttavia, su relazioni di genere asimmetriche. 

    Sia gli scritti che i documentari della Badoe testimoniano il suo impegno ad utilizzare parole ed immagini per disarticolare i sistemi di pensiero che demonizzano le donne

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