La scrittura femminile in Senegal: Mariama Bâ
di Mamadou Diallo
Mariama Bâ nacque a Dakar, in Senegal, nel 1929 in una famiglia agiata; al tempo, suo padre era un funzionario pubblico. Dopo la morte prematura della madre, fu cresciuta dai nonni, in un ambiente musulmano tradizionale. Suo padre, Amadou Bâ, divenne Ministro della Salute nel 1957, durante il Primo Governo Senegalese.
Frequentò una scuola francese, dove si fece notare per i suoi eccellenti risultati e, dopo aver conseguito il diploma di scuola elementare all’età di 14 anni, nel 1943 entrò alla Scuola Normale di Rufisque, ottenendo il diploma per l’insegnamento nel 1947.
Insegnò per dodici anni, per poi essere costretta a chiedere un trasferimento all’Ispettorato Regionale dell’Insegnamento per motivi di salute. Dal suo primo matrimonio, con Bassirou Ndiaye, ebbe tre figlie, e dal secondo, con Ablaye Ndiaye, una figlia, Seynabou M.Ndiaye. Ottenne poi il divorzio dal suo terzo marito, il deputato e ministro Obèye Diop, con il quale aveva avuto altri cinque figli. In seguito a queste sue esperienze personali, Mariama Bâ si impegnò per numerose associazioni femminili, promuovendo l’educazione e i diritti delle donne. A tal fine, pronunciò numerosi discorsi e pubblicò diversi articoli sul tema.
Fin dai suoi primi saggi, furono evidenti i segni di un approccio fortemente critico e di un desiderio di denuncia verso una società chiusa.
Nel 1979 pubblicò alle Nuove Edizioni Africane il suo primo romanzo, “Una Lettera Così Lunga”, in cui la narratrice, Ramatoulaye, utilizza lo stile epistolare per fare il punto sulla sua vita passata dopo la morte del marito. Questo libro ben rappresentò la nascente ambizione femminista africana di fronte alle tradizioni sociali e religiose.
Fin dalla sua uscita, il romanzo conobbe un grande successo, sia da parte della critica che da parte del pubblico; ottenne, infatti, il Premio Noma per la Pubblicazione in Africa alla Fiera del Libro di Francoforte, nel 1980. La sua opera promuoveva i diritti delle donne, specialmente di quelle sposate, e nei suoi articoli l’autrice raccontava l’esperienza femminile, in particolare quella di donne la cui vita era svantaggiata.
Si trattò di un atto molto coraggioso per una donna, se si pensa che avvenne in un paese musulmano e a metà del secolo scorso. Si batté con forza, poi, affinché gli scrittori africani prendessero piena coscienza del proprio ruolo sociale, suggerendo l’esistenza di una vera e propria “missione sacra dello scrittore”, considerazione che ci ricorda facilmente lo scrittore kenyota Ngugi wa Thiong’o che, negli stessi anni, esprimeva una posizione simile.
Il processo di decolonizzazione, iniziato in Africa negli anni ’50 e realizzato nella decade successiva, deve molto a Mariama Bâ, il cui pensiero si collocava in bilico tra il movimento della Négritude di Léopold Sédar Senghor, Primo Presidente oltre che intellettuale e poeta senegalese, e i nuovi fermenti identitari post coloniali.
Il romanzo, tradotto in sedici lingue, racconta in termini appassionati i destini incrociati di due donne, due amiche d’infanzia che si trovano di fronte alla realtà della poligamia, attraverso una lunga lettera scritta d’impulso da Ramatoulaye all’amica Aissatou.
Sebbene le due protagoniste sembrino accettare alcuni aspetti della tradizione musulmana, dietro il racconto la posizione di Mariama Bâ appare chiara, mostrando che l’emancipazione della donna africana è qualcosa che “va inserita nel suo momento storico: ancora deviata dai binari del colonialismo, ma sicuramente una voce critica e coraggiosa”. Importante è sottolineare i rapporti conflittuali che caratterizzarono i suoi romanzi ma anche la sua stessa vita: uomo e donna, gioventù e anzianità, libertà e costrizione, tradizione e modernità.
Morì il 17 agosto di cancro, prima della pubblicazione del suo secondo romanzo, “Un Chant Scarlatte”, che raccontava il fallimento di un matrimonio misto tra un uomo senegalese e una donna francese.
Le sue opere riflettono principalmente le condizioni sociali della sua cerchia più vicina e dell’Africa in generale, e i problemi che ne derivano: poligamia, caste e sfruttamento delle donne nel primo romanzo; opposizione della famiglia e incapacità di adattarsi al nuovo ambiente culturale di fronte a matrimoni interrazziali per il secondo. I suoi due libri sono opere quasi d’avanguardia, di grande coraggio e sensibilità.
Il Senegal ha ricordato questa scrittrice istituendo La Casa di Educazione di Mariama Bâ presso il Liceo di Gorée, e tutte le donne senegalesi la considerano una figura importantissima e un modello da far conoscere anche all’estero.

