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ETIOPIA: CULLA DELL’UMANITÀ

di Marica D’Onofrio

L’Etiopia, ufficialmente denominata Repubblica Federale Democratica d’Etiopia, è uno Stato dell’Africa Orientale e si trova nel Corno d’Africa. La sua capitale è Addis Abeba. Questo è il paese indipendente più antico dell’Africa e il suo secondo in termini di popolazione. A parte un’occupazione quinquennale dell’Italia di Mussolini, non è mai stata colonizzata.

Confina a nord con l’Eritrea, a nord-est con il Gibuti e con il territorio conteso del Somaliland, ad est con la Somalia, a sud con il Kenya e ad ovest con il Sudan e il Sud Sudan.

Cartina dell’Etiopia, fonte: BBC News

È lo stato più popoloso al mondo senza sbocco sul mare.

Il nome Etiopia deriva dal greco Aithiopía, che significa letteralmente “faccia bruciata”, in riferimento alla pelle scura degli abitanti. Il termine veniva già usato da autori come Omero ed Erodoto per indicare le terre a sud dell’Egitto, nell’area dell’attuale Corno d’Africa e Sudan. In epoca romana, “Aethiopia” si riferiva soprattutto alla Nubia, mentre fu con il regno di Ezanà di Axum che gli Axumiti iniziarono a chiamarsi “etiopi”.

Secondo una leggenda scritta nel Libro di Axum (XV secolo), scritto il lingua ge’ez, il nome deriverebbe da Ityopp’is, figlio di Cush e mitico fondatore della città di Axum.
Il termine compare anche nell’Antico Testamento, spesso come traduzione del territorio di Kush. Durante il periodo coloniale, l’Etiopia era chiamata Abissinia, latinizzazione di Habesha. In alcune lingue, come l’arabo, il paese ancora oggi noto come Al-Ḥabashah.

STORIA DELL’ETIOPIA: DALLA PREISTORIA AL REGNO AXUM

L’Etiopia è uno dei luoghi più antichi del mondo per la presenza umana. Resti di Homo sapiens risalenti a circa 200.000 anni fa sono stati trovati nell’Omo Kibish (1967), e nel 1997 sono stati scoperti resti di Homo sapiens idaltu nella valle dell’Auasc, datati a circa 160.000 anni fa e considerati antenati estinti dell’uomo moderno. Da questa regione, gli ominidi si sarebbero diffusi prima in Asia sud-occidentale e poi oltre.

Verso l’VIII secolo a.C. nacque il regno di D’mt, nell’odierna Eritrea e nel nord dell’Etiopia, con capitale nei pressi di Yeha. Questo regno è considerato da molti studiosi una civiltà indigena influenzata dai Sabei dell’Arabia meridionale. Altri ritengono che fosse frutto di un’unione culturale tra i locali Agau (di lingua cuscitica) e i Sabei (semitici). Tuttavia, la lingua ge’ez, semitica e originaria dell’Etiopia, era già parlata nel 2000 a.C., quindi l’influenza sabea potrebbe essere stata marginale e di breve durata, forse limitata a scambi commerciali o alleanze.

Intorno al 316 d.C., Frumenzio e Edesio, due fratelli cristiani provenienti da Tiro, furono catturati durante una visita ad Axum e resi schiavi; essi tuttavia riuscirono ad ottenere ruoli di rilievo a corte e a convertirla al cristianesimo. Successivamente, la religione cristiana si diffuse tanto da diventare la religione dominante.

I primi contatti che si ebbero con l’Islam, invece, risalgono al periodo in cui Maometto iniziò la sua predicazione, attorno al 614, quando il negus Aṣḥama ibn Abjar offrì rifugio a numerose persone di fede islamica perseguitate. Un secondo contatto avvenne quando Maometto inviò una lettera al re tramite il compagno Amr bin Umayyah al-Damri, invitandolo alla fede islamica.

Mentre Axum declinava, nacque il sultanato di Scioà nella zona centrale dell’Etiopia, governato prima dalla dinastia Makhzumi e poi, dal 1280, dalla Walashma.

Verso il 970, la regina Gudit invase Axum, distruggendo molti luoghi cristiani. Le cronache etiopi la descrivono come ebrea, ma alcuni studiosi ritengono potesse essere stata pagana.

DAL MEDIOEVO AL REGNO DI MENELIK II

A partire dal 1137, la dinastia Zaguè, di origine cusitica, governò l’Etiopia fino al 1270, quando fu sostituita dalla dinastia Salomonide, al potere fino al 1755.

Agli inizi del XV secolo si devono alcuni contatti diplomatici con l’Europa: nel 1428, l’imperatore Yeshaq I scambiò ambasciatori con Alfonso V d’Aragona, mentre i primi rapporti continuativi si stabilirono nel 1508 con il regno di Portogallo, che fornì supporto militare contro il generale Ahmad ibn Ibrahim al-Ghazi del Sultanato di Adal. La vittoria etiope, grazie anche all’aiuto portoghese, segnò un raro intervento europeo nei conflitti regionali.

Nel 1624, la conversione al cattolicesimo dell’imperatore Susenyos provocò rivolte, sedate dal figlio Fasilides che nel 1632 restaurò il cristianesimo ortodosso come religione di Stato ed espulse gesuiti e missionari europei. Intanto, nel 1577 nacque l’Imamato di Aussa dalla frammentazione del Sultanato di Adal.

Tra il 1755 e il 1855, durante lo Zemene Mesafint (“Era dei Principi”), il potere reale si fece fittizzio, frammentandosi nelle mani di capi militari, prima del Tigray e poi della dinastia oromo dei Yejju. Questo periodo fu definito come un periodo di isolamento internazionale.

Tale isolamento venne spezzato da una missione britannica, che nel 1855 favorì l’unificazione del regno sotto Teodoro II, il quale portò avanti una politica di centralizzazione del potere e modernizzazione del paese. Il suo potere tuttavia venne indebolito da numerosi scontri con le forze ottomane ed egiziane e ribellioni interne.

Nel 1872 salì al trono Giovanni IV, che respinse le invasioni egiziane e combatté contro il Sudan mahdista, morendo in battaglia nel 1889. Menelik II, salito al potere lo stesso anno, consolidò e modernizzò l’Etiopia: estese i confini a sud, fondò Addis Abeba, incentivò l’istruzione e introdusse infrastrutture e riforme amministrative. Tuttavia, la carestia del 1888–1892 colpì duramente il paese.

Con l’apertura del Canale di Suez, crebbe l’interesse coloniale europeo: nel 1870 il porto eritreo di Assab venne acquistato da una compagnia italiana, iniziando di fatti la creazione di una colonia italiana; nel1889, a seguito della guerra d’Eritrea, l’Italia firmò il trattato di Uccialli con l’Etiopia, scritto in italiano e amarico, tuttavia la non corrispondenza delle traduzioni portò in primis all’insorgere di contrasti e poi alla guerra di Abissinia. La vittoria etiope nella battaglia di Adua nel 1896 costrinse l’Italia a riconoscere la sovranità etiopica nel trattato di Addis Abeba, sancendo l’indipendenza dell’impero.

Il regno di Hailé Selassié (1916-1974) e il periodo coloniale italiano (1936-1941)

Dopo la morte di Menelik II, il nipote Iasù V fu nominato reggente d’Etiopia, ma non venne mai incoronato e fu deposto nel 1916 per le sue simpatie musulmane e il tentativo di spostare la capitale ad Harar. Gli succedette l’imperatrice Zauditù, figlia di Menelik, affiancata da ras Tafarì Maconnèn come reggente. Tafarì avviò un programma di modernizzazione e nel 1923 ottenne l’ingresso dell’Etiopia nella Società delle Nazioni. Alla morte di Zauditù nel 1930, Tafarì divenne imperatore con il nome di Hailé Selassié.

Imperatore Hailé Selassieé, fonte: wikipedia.org

Nel 1935, a seguito dell’”incidente” di Ual Ual, uno scontro che vide contrapporsi le truppe etiopiche e il presidio italiano nell’omonima città, l’Italia invase l’Etiopia partendo dalla Somalia italiana e dall’Eritrea. Nonostante l’appello di Hailé Selassié alla Società delle Nazioni, che impose sanzioni economiche all’Italia, le forze italiane guidate da Badoglio e Graziani conquistarono il paese anche con l’uso di armi chimiche. Hailé Selassié andò in esilio e nel 1936 Mussolini proclamò la nascita dell’Impero italiano in Africa Orientale, che includeva Etiopia, Eritrea e Somalia.

Tuttavia, la resistenza etiope venne guidata da vari ras e proseguì con azioni di guerriglia diffusa che risultarono efficaci. Durante l’occupazione italiana furono pianificati vari interventi pubblici, come il piano regolatore di Addis Abeba del 1938, ma molti furono interrotti allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Nel 1940 Hailé Selassié raggiunse Khartum per sostenere la resistenza. Nel 1941, durante la campagna dell’Africa Orientale Italiana, britannici e partigiani etiopi Arbegnuoc (dall’amarico patriota) riconquistarono il paese e l’imperatore tornò a governare, inizialmente con poteri limitati dal trattato anglo-etiope del 1942. La sovranità fu pienamente ristabilita solo nel 1944, anche se alcune aree rimasero sotto controllo britannico.

Nel 1950, la risoluzione 390 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, definì l’Eritrea una regione autonoma federata all’Etiopia, ma nel 1962 fu annessa unilateralmente da Hailé Selassié, dando inizio a una lunga guerra per l’indipendenza che durò 30anni, condotta da movimenti come il Fronte di Liberazione Eritreo prima e, dal 1973, il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo.

L’imperatore proseguì l’opera di modernizzazione, soprattutto ad Addis Abeba, affidando ad architetti occidentali la progettazione di infrastrutture e proseguendo l’espansione della capitale.

Nel 1963, Hailé Selassié fu tra i fondatori dell’Organizzazione dell’Unità Africana, con sede proprio ad Addis Abeba. Nonostante le riforme, il potere restò fortemente accentrato e l’organizzazione dello Stato rimase di tipo feudale. Un primo tentativo di colpo di Stato nel 1960 fallì rapidamente. Tuttavia, nel 1973, la crisi energetica globale, una grave carestia che causò circa 100.000 morti e il malcontento diffuso portarono a scioperi e proteste. Il primo ministro Aklilu Habte-Wold fu sostituito da Endelkachew Makonnen e furono promesse riforme, ma il malcontento continuò a crescere, segnando l’inizio del declino del regime imperiale.

Dittatura del Derg (1974-1991)

Il 12 settembre 1974 un colpo di Stato militare segnò l’inizio della guerra civile in Etiopia. Un gruppo di ufficiali dell’esercito, noto come Derg, depose l’imperatore Hailé Selassié, lo imprigionò e proclamò inizialmente come suo successore il figlio Amhà Selassié. Tuttavia, il 12 marzo 1975 fu abolita la monarchia e fu istituito uno Stato comunista. Hailé Selassié morì il 27 agosto dello stesso anno, probabilmente assassinato.

Nel 1977, il maggiore Menghistu Hailé Mariàm emerse come leader del Derg inaugurando il cosiddetto periodo del Terrore Rosso, un periodo di repressione politica violenta. Nel 1987, l’Etiopia divenne ufficialmente la Repubblica Democratica Popolare d’Etiopia, sotto un regime monopartitico guidato dal Partito dei Lavoratori d’Etiopia. La fine del comunismo in Europa orientale nel 1989 privò Menghistu del sostegno sovietico e nel 1991 fu rovesciato da una coalizione di gruppi ribelli riuniti nel Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRDF), che instaurò la nuova Repubblica Federale Democratica d’Etiopia.

Nel frattempo, l’Etiopia combatté due guerre con la Somalia per il controllo della regione dell’Ogaden: la prima tra il 1977 e il 1988, durante la quale ricevette il sostegno militare dell’URSS e di alleati come Cuba, Corea del Nord e Yemen del Sud; la seconda nel 1998. Il Paese fu anche colpito da una carestia devastante tra il 1983 e il 1985, che provocò circa 400.000 morti.

Durante questi anni, soprattutto nelle regioni del Tigray e dell’Eritrea, crebbero le rivolte contro la dittatura comunista. Nel 1989, diversi movimenti ribelli si unirono nel Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRDF), guidato principalmente dal Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF), che infine prese il potere nel 1991.

Stemma dell’EPRP, fonte: wikipedia.org

Caduta della dittatura e inizi del XXI secolo (1991-2018)

Dopo la caduta di Menghistu Hailé Mariàm nel 1991, fu istituito un governo di transizione con un Consiglio di 87 membri e una costituzione provvisoria. Terminò anche la guerra con l’Eritrea, che nel 1993, tramite referendum, ottenne l’indipendenza con l’appoggio del Fronte di Liberazione del Tigray guidato da Meles Zenawi.

Nel 1994 fu adottata una nuova costituzione che istituì un parlamento bicamerale e un nuovo sistema giudiziario. Le prime elezioni multipartitiche si tennero nel 1995: Meles Zenawi fu eletto primo ministro e Negasso Gidada presidente.

Nel 1998, una disputa di confine con l’Eritrea sfociò in una nuova guerra, che si concluse solo nel 2000 con gli accordi di Algeri. Il conflitto ebbe un pesante impatto economico su entrambi i Paesi.

Le elezioni del 2005, 2010 e 2015 furono dominate dal Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRDF), ma furono segnate da accuse di brogli e da proteste popolari.

Nel 2007, l’esercito etiope intervenne in Somalia contro le Corti islamiche, con il supporto degli Stati Uniti, ma i combattimenti continuarono nonostante i successi iniziali.

Nel 2011, l’Etiopia fu colpita dalla peggiore siccità degli ultimi sessant’anni, affrontata con un piano d’intervento in collaborazione con la FAO e altri enti internazionali. Un’altra carestia, aggravata dagli effetti del Niño (un fenomeno climatico periodico che provoca un forte riscaldamento delle acque superficiali di alcune regioni dell’Oceano Pacifico), dalla guerra in Somalia e da carenze nei soccorsi, colpì nuovamente il Paese tra il 2016 e il 2017.

Anni recenti (2018-presente)

Nel febbraio 2018 il primo ministro Hailé Mariàm Desalegn si dimise improvvisamente. A marzo fu nominato Abiy Ahmed Ali, primo premier oromo della storia etiope, che assunse l’incarico il 2 aprile. Nello stesso anno, Abiy compì una visita storica in Eritrea, sancendo la fine del lungo conflitto tra i due Paesi. Per questo risultato, nel 2019 ricevette il premio Nobel per la pace. Avviò quindi una serie di riforme politiche ed economiche, liberò migliaia di prigionieri politici e promise elezioni libere, poi rinviate a causa della pandemia da COVID-19.

Il rinvio delle elezioni fu contestato dal Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF), partito al potere nella regione del Tigray, che il 9 settembre 2020 organizzò autonomamente una consultazione elettorale. Lo scontro con il governo federale degenerò nella guerra civile del Tigray, terminata ufficialmente il 3 novembre 2022 con la firma della Pace di Pretoria.

Tuttavia, il conflitto ha lasciato aperte questioni irrisolte, come il rientro delle truppe eritree coinvolte nella guerra a fianco del governo etiope e la contesa sul Tigray occidentale tra le regioni di Tigray e Amhara. Quest’ultima disputa, in particolare, alimenta tensioni politiche e rischia di compromettere la stabilità del Paese.

Nel novembre 2023, nuovi episodi di violenza sono esplosi nella regione dell’Oromia e nei villaggi di confine con Benishangul-Gumuz, dove gli scontri tra l’Esercito di Liberazione Oromo (OLA) e le forze governative hanno causato la morte di oltre 50 civili. Questi eventi confermano che l’instabilità politica e i conflitti etnici continuano a minacciare la pace in Etiopia.

GEOGRAFIA

Situata nel Corno d’Africa, l’Etiopia si estende su una superficie di oltre 1,1 milioni di km², rendendola uno dei paesi più vasti del continente africano. Il territorio etiope è dominato da un ampio sistema montuoso e altopiani che attraversano il Paese, separati dalla Rift Valley, una frattura geologica che contribuisce alla notevole varietà paesaggistica e ambientale.

Questa diversità morfologica dà origine a un ampio ventaglio di ecosistemi. Il clima, prevalentemente tropicale monsonico, varia sensibilmente in base all’altitudine. Le zone più elevate, dove si trovano anche le principali città come Addis Abeba, godono di temperature miti durante tutto l’anno, mentre le aree più basse possono registrare condizioni molto più calde e aride, come nella depressione della Dancalia, una delle aree con le temperature medie annuali più alte del pianeta.

L’Etiopia è rinomata anche per la sua straordinaria biodiversità. La varietà altimetrica e climatica ha favorito l’evoluzione di numerose specie endemiche, come il gelada, il walia ibex e il lupo etiope. A questa ricchezza naturale si aggiunge una fauna selvatica diversificata, che include grandi mammiferi come leoni, elefanti, ippopotami e antilopi, oltre a una vasta gamma di uccelli.

Il sistema idrografico etiope è altrettanto significativo. Il Paese è attraversato da numerosi corsi d’acqua, tra cui il Nilo Azzurro, che nasce dal lago Tana, il più esteso dell’Etiopia, e rappresenta uno dei principali affluenti del Nilo. Tuttavia, la maggior parte dei fiumi è navigabile solo in brevi tratti a causa delle forti variazioni stagionali di portata.

L’ambiente naturale etiope, pur ricco e variegato, è oggi messo alla prova da problemi ambientali quali la deforestazione e il sovrasfruttamento dei pascoli, che pongono serie sfide per la conservazione degli ecosistemi e la gestione sostenibile del territorio.

POPOLAZIONE

L’Etiopia ha conosciuto una forte crescita demografica negli ultimi decenni, passando da circa 33 milioni di abitanti nel 1983 a oltre 90 milioni nel 2014. Con un tasso di crescita tra i più alti al mondo, si stima che la popolazione possa superare i 200 milioni entro il 2060.

Il Paese è etnicamente molto variegato, con oltre 80 gruppi diversi. I principali sono gli Oromo (34,4%), gli Amara (27,0%) e i Somali (6,2%). Seguono i Tigrini, i Sidama, i Guraghé e altri gruppi minori distribuiti in diverse regioni. Le popolazioni afro-asiatiche costituiscono la maggioranza, ma sono presenti anche etnie nilotiche e piccole comunità straniere, tra cui italiani, armeni, yemeniti e rastafariani giamaicani.

L’Etiopia è anche uno dei principali Paesi africani di accoglienza per rifugiati, provenienti soprattutto da Somalia, Eritrea e Sudan.

RELIGIONE

L’Etiopia ha una lunga e profonda tradizione religiosa ed è uno dei pochi Paesi al mondo ad avere legami storici con tutte e tre le religioni abramitiche: cristianesimo, islam ed ebraismo. Fu tra i primi Stati a ufficializzare il cristianesimo nel IV secolo, grazie alla conversione dell’imperatore Ezana del Regno di Axum. Ancora oggi, la Chiesa ortodossa etiope è la principale confessione del Paese, anche se il cristianesimo non è più religione di Stato.

Secondo il censimento del 2007, il 62,8% della popolazione è cristiana, il 33,9% è musulmana, mentre una minoranza pratica religioni tradizionali o altre fedi. L’islam ha radici antichissime in Etiopia: fu il primo rifugio dei musulmani perseguitati alla Mecca nel 615, su consiglio del profeta Maometto. La città di Negash, nel Tigray, è considerata il più antico insediamento islamico dell’Africa.

L’ebraismo etiopico, rappresentato dalla comunità Beta Israel, ha avuto una presenza storica nel nord del Paese. Gran parte di questa popolazione è emigrata nelle colonie israeliane nel corso del XX secolo, in particolare durante le operazioni “Mosè” e “Salomone”.

La distribuzione religiosa varia geograficamente: i cristiani ortodossi sono concentrati a nord (Amara e Tigré), i protestanti nelle regioni centro-meridionali (Oromia e SNNP), mentre i musulmani abitano prevalentemente le regioni orientali e nord-orientali come Afar, Dire Dawa e Harari. Le religioni tradizionali resistono soprattutto nelle aree rurali del sud-ovest.

LINGUA

L’Etiopia è un Paese multilingue, con oltre 90 lingue parlate, principalmente appartenenti alle famiglie afro-asiatica, omotica e nilo-sahariana. Le lingue più diffuse sono l’oromiffa, l’amarico e il tigrino, parlate da circa tre quarti della popolazione. Altri idiomi includono il somalo, il sidamo e diverse lingue minoritarie nel sud e sud-ovest del Paese.

L’amarico è la lingua di lavoro del governo federale, mentre le singole regioni possono adottare le proprie lingue ufficiali. L’inglese è la lingua straniera più studiata, mentre l’italiano è ancora parlato da una parte della popolazione e insegnato in alcune scuole.

Il principale sistema di scrittura è il ge’ez, un antico alfasillabario ancora usato oggi per diverse lingue e per la liturgia della Chiesa ortodossa etiope. Tutte le lingue sono riconosciute ufficialmente dalla Costituzione del 1995.

CURIOSITÀ SULL’ETIOPIA

  • Etiopia- la culla dell’umanità:
    Lucy, un esemplare femmina di Australopithecus afarensis, è uno dei reperti fossili più importanti mai scoperti; il ritrovamento avvenne nel 1974 nella Depressione di Afar, nel sito di Hadar, in Etiopia. Lo scheletro, che rappresenta circa il 40% di quello di Lucy, ha confermato l’Etiopia come uno dei luoghi di origine dell’umanità, guadagnandole il titolo di “culla dell’umanità”.
    Il nome Lucy deriva dalla canzone dei Beatles Lucy in the Sky with Diamonds, che veniva ascoltata dagli archeologi durante il ritrovamento. Questo fossile suscitò un grande interesse internazionale, tanto che dal 2007 al 2013 è stato esposto negli Stati Uniti in una mostra itinerante dal titolo L’eredità di Lucy: i tesori nascosti dell’Etiopia. In Etiopia, Lucy è anche conosciuta come Dinqinesh, che in amarico significa “sei meravigliosa”.
Ricostruzione dello scheletro di Lucy
  • Il calendario etiope
    Il calendario etiopico è composto da 13 mesi: i primi 12 mesi hanno ciascuno 30 giorni, mentre il 13° mese ne conta 5 (o 6 negli anni bisestili). L’anno inizia l’11 settembre, tranne che negli anni successivi a quelli bisestili, quando inizia il 12 settembre. Ogni anno la cui cifra è divisibile per 4 è considerato bisestile. Inoltre, il popolo etiope distingue gli anni utilizzando i nomi degli evangelisti.
  • Le montagne etiopi
    Addis Abeba, la capitale, si trova a circa 2.300 metri, ed è una delle capitali più alte del mondo.

SITOGRAFIA:

Ethiopia country profile – BBC News

https://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_etiopico

https://it.wikipedia.org/wiki/Lucy_(australopiteco)

https://it.wikipedia.org/wiki/Etiopia