Ramadan: cos’è e perché i musulmani lo osservano
di Martina Cuomo
Nel calendario islamico, che funziona basandosi sul moto della luna, Ramadan “رمضان” è il nono mese, ed è il mese in cui i musulmani osservano il digiuno “ﺻﻮﻡ”, come prescritto dal Corano e da uno dei cinque pilastri dell’Islam:
- Attestazione di fede الشهادة
- Preghiera الصلاة
- Elemosina الزكاة
- Digiuno الصوم
- Pellegrinaggio (alla Mecca) الحج
“O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati; Digiunerete per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni . Ma per coloro che a stento potrebbero sopportarlo, c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste! È nel mese di Ramadàn che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione.” (Corano, sura al Baqara)
Secondo la tradizione islamica, in questo mese, Muhammad ricevette la rivelazione del Corano, motivo per cui questo mese è rivestito di sacrale importanza per l’intera comunità islamica. La cadenza annuale del Ramadan dipende dalle fasi lunari, dunque ogni anno ha inizio in una data diversa; quest’anno il Ramadan inizierà sabato 2 aprile e terminerà lunedì 2 maggio. Il digiuno è una prescrizione di fede obbligatoria per tutti i musulmani eccetto per le persone malate per le quali il digiuno peggiorerebbe le condizioni di salute, per le donne in gravidanza o in allattamento, i bambini prima della pubertà, e per gli anziani. Ai viaggiatori e alle donne durante il mestruo è concessa un’interruzione temporanea che può essere poi recuperata al termine del Ramadan. Il digiuno va osservato dall’alba “سحور” al tramonto “إفطار “ (scanditi da orari ben precisi) e consiste nella completa astensione da fumo, bevande (sì, anche l’acqua!) e cibo di qualsiasi tipo, da comportamenti e pensieri peccaminosi, da bestemmie, menzogne, calunnie, rapporti sessuali e azioni violente (ad eccetto di quelle compiute per difesa).
A un dato momento del tramonto, c’è l’Iftar, il momento in cui viene interrotto il digiuno per poter bere e mangiare fino al momento del Suhur, ovvero il momento dell’alba del successivo giorno di digiuno, quindi, ricapitolando: dall’alba al tramonto si digiuna, e dal tramonto all’alba si mangia e si beve. La tradizione vuole che il digiuno sia spezzato iniziando con un numero dispari di datteri, a ricordo di come si dice facesse il profeta Muhammad, e un bicchiere d’acqua. Ogni paese, poi, in base alle proprie tradizioni culinarie, prepara le sue pietanze più prelibate in occasione di questo mese speciale. Molti paesi arabi, iniziano a prepararsi per il Ramadan già diverse settimane prima, in Marocco, in Tunisia e in Algeria, ad esempio, si iniziano a preparare dolciumi e deliziosi biscotti che richiedono molto tempo di preparazione. Vi consiglio di provare “Shebbakiya” tipici dolci marocchini simili alle Cartellate calabresi, una vera delizia!

Dunque, leccornie a parte, come abbiamo visto, il Ramadan investe sia la sfera psicologica e mentale che quella fisica, toccando anche bisogni primari dell’uomo come la fame e la sete, immergendolo in un’esperienza d’incontro con sé stesso, la comunità, e secondo la credenza, Dio.
E’ interessante osservare come il Ramadan tocchi in qualche modo tutti e quattro gli altri pilastri dell’Islam ravvivandone il senso. Digiunare, infatti, secondo l’Islam, stimola il fedele a riflettere sulle cose importanti della vita, ad esempio sulla condizione dei poveri che non possono bere e mangiare come invece parte di loro fa nella normalità e questo ricorderebbe l’importanza dell’elemosina. Ancora, durante il Ramadan, il fedele è attivamente impegnato nella preghiera, oltre alle cinque preghiere consuetudinarie, infatti, è consigliata la lettura integrale del Corano entro i trenta giorni di Ramadan, ed esiste una forma “straordinaria” di preghiera che si chiama Tarawih “تراويح” e si recita da un’ora e mezza dopo il tramonto a poco prima dell’alba. La vicinanza alla preghiera accresce nel fedele il desiderio della visita alla Mecca, luogo di Pellegrinaggio e ultimo pilastro dell’Islam che dev’essere realizzato almeno una volta nella vita laddove le condizioni economiche e di salute lo permettano. Ma soprattutto, il Ramadan, dirige la riflessione sulla propria condotta di vita, e dà al credente possibilità di redenzione, il che lo metterebbe in cammino verso il riequilibro del suo rapporto con Dio e con ciò in cui crede come dettato dalla sua attestazione di fede “شهادة” : “Non vi è divinità al di fuori di Dio (Allah) e Muhammad è il suo profeta”.
A proposito di redenzione, esiste, secondo la tradizione islamica, una notte speciale, detta “لَيْلَةُ الْقَدْرِ” ossia “la notte del destino”, che cade in uno tra gli ultimi dieci giorni del mese di Ramadan (quest’anno dovrebbe cadere venerdì 29 aprile), notte in cui il Corano sarebbe stato rivelato a Muhammad attraverso l’arcangelo Gabriele e in cui, secondo i detti del profeta Muhammad:
“Chiunque preghi Laylatul Qadr con fede e sincerità, gli saranno perdonati tutti i suoi peccati” (Bukhari e Muslim)
“La notte del destino è migliore di mille mesi” (Corano, surat al Qadr)
Il Ramadan lascerebbe i fedeli di fronte a quelle poche ed essenziali cose della vita: la preghiera, la buona condotta, la condivisione dei propri beni, lo stare in famiglia.. e tutto ciò immette quasi di forza il fedele in un esercizio di concentrazione su sé stesso, come in una forma di autodisciplina in cui è chiamato a ricomporsi e ricompattarsi per riuscirne purificato. L’aspetto della purificazione è fondamentale, il digiuno del Ramadan funge come una sorta di ricarica necessaria del fedele, come un appuntamento puntuale di riassesto della fede dalla fugacità della vita.
Al termine dei trenta giorni di Ramadan c’è “عيد الفطر” “Eid al fitr”, la festa che segnerebbe la fine del Ramadan e l’inizio del nuovo mese lunare, Shawwal.
L’associazione ASDA augura a tutti i musulmani un buon Ramadan!



Conosciuto in Italia principalmente come insulto, il termine Zulu fa riferimento a una popolazione del sud dell’Africa appartenente al gruppo etnico degli Ngoni.
Il regno andò in declino dopo le guerre anglo-zulu (1879) in cui venne arrestato il re Cetshwayo e venne diviso il territorio in 13 sottoregni gestiti da vari “principi”. Solo successivamente il re ritornò in patria, ma governò su un territorio molto più piccolo rispetto allo splendore del passato. Il figlio di Cetshwayo, Dinuzulu, alla morte del padre si trovò obbligato ad affrontare uno dei tredici principi che erano stati messi a capo della zona. Qui venne aiutato dai mercenari boeri (i discendenti olandesi in Sud Africa nemici degli inglesi) con la promessa di concedergli territori nel regno Zulu. Per questo motivo gli inglesi intervennero e annessero il territorio del regno alle colonie sudafricane e arrestarono il giovane re con l’accusa di aver cospirato coi boeri contro la potenza coloniale inglese. 

Mozambicana, nata a Maputo, classe 1976, Josina Ziyaya Machel è la figlia di Samora Machel, uno dei leader più noti del FRELIMO e Presidente della Repubblica popolare di Mozambico dopo l’indipendenza dal Portogallo, e di Graça Machel, Ministro della Cultura e dell’Istruzione nel primo governo libero del Mozambico, attivista per i diritti dei minori nonché autrice, in ambito ONU, di un poderoso report sull’impatto dei conflitti sulla vita dei bambini presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1996. 
Britannico-ghanese, classe 1955, Yaba Badoe è documentarista, regista, scrittrice nonché autrice del romanzo A Jigsaw of Fire and Stars, incentrato sulla storia di Sante, una bambina scampata al naufragio di una nave che trasportava migranti e rifugiati, e pubblicato in italiano nel 2018 dalla case editrice Piemme col titolo Il sentiero delle stelle infinite. Ha scritto racconti brevi per la rivista accademica Critical Quarterly e il suo The Rival, storia del tentativo di salvare un matrimonio contratto con un uomo conteso tra due donne, è apparso nella raccolta African Love Stories. An Anthology curata da Ama Ata Aidoo, scrittrice ghanese vincitrice nel 1992 del Commonwealth Writers’ Prize, per la sezione “Africa”, col romanzo Changes: A Love Story la cui edizione italiana dovrebbe vedere la luce nel marzo 2022 per i tipi di Mondadori. 


Mariama Bâ nacque a Dakar, in Senegal, nel 1929 in una famiglia agiata; al tempo, suo padre era un funzionario pubblico. Dopo la morte prematura della madre, fu cresciuta dai nonni, in un ambiente musulmano tradizionale. Suo padre, Amadou Bâ, divenne Ministro della Salute nel 1957, durante il Primo Governo Senegalese.





Guineana, classe 1983, Rainatou Sow è la fondatrice, nonché direttrice esecutiva di MEWC (Make Every Woman Count), organizzazione con sede nel Regno Unito ma operativa in quasi tutti gli Stati africani, la cui missione e le cui finalità sono votate all’empowerment delle donne e delle ragazze in Africa.