Donne d’Africa: Ngozi Okonjo-Iweala
di Eleonora Salvatore
Nigeriana, classe 1954, cittadina statunitense dal 2019, Ngozi Okonjo-Iweala è dal 1° marzo 2021 Direttrice Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio dopo la storica scelta, avvenuta per consensus, compiuta dal Consiglio Generale dell’Organizzazione che per la prima volta nella sua storia ha voluto alla guida una donna e una donna africana. Nel giorno dell’investitura ufficiale (15 febbraio 2021) Ngozi Okonjo-Iweala ha affermato di avere il coraggio e la passione di intraprendere coi Paesi membri della World Trade Organization il cammino delle riforme e ristabilire l’Organizzazione quale «pilastro chiave della governance economica globale, forza per un sistema multilaterale di scambi robusto, trasparente, ed equo, e uno strumento per una crescita economica inclusiva e per uno sviluppo sostenibile». Nella stessa occasione ha sollecitato i Paesi membri a rigettare il protezionismo e il nazionalismo dei vaccini intensificando la cooperazione sui trasferimenti a Paesi terzi di tecnologie farmaceutiche per la produzione su scala globale dei vaccini e di altri dispositivi diagnostici. Nei primi mesi alla guida della WTO ha più volte ribadito che la ripresa economica globale è strettamente intrecciata alla rapidità con cui si renderanno disponibili cure e vaccini per i Paesi più poveri. Basti ricordare che nell’aprile 2020 Ngozi Okonjo-Iweala, quando sedeva nel board della Ellen Johnson Sirleaf Presidential Center for Women and Development, istituzione che mira ad aumentare il livello della rappresentanza femminile nei ruoli di leadership nelle amministrazioni governative in Africa, è stata nominata inviata speciale dell’Unione Africana per la lotta alla pandemia nel continente anche grazie all’esperienza maturata a partire dal 2016, anno in cui è entrata a far parte del board di GAVI, un istituto della cooperazione mondiale che si prefigge l’obiettivo di realizzare campagne di immunizzazione e vaccinazione contro malattie infettive letali a tutela della salute dei bambini nei Paesi in cui opera.
Economista di formazione e di professione, ha studiato all’Università di Harvard e conseguito nel 1981 un dottorato di ricerca in Economia regionale e sviluppo al Massachusetts Institute of Technology con una tesi dal titolo Credit policy, rural finacial markets and Nigeria’s agricultural development. Ha lavorato per venticinque anni alla World Bank occupandosi soprattutto delle economie del sud-est asiatico negli anni della crisi del 1997-1998, fino a ricoprire la posizione di Managing Director per il quadriennio 2007-2011. In qualità di numero 2 della Banca Mondiale è stata Presidente del World Bank Global Food Crisis Response Program, un programma di interventi e riforme calibrato sulle esigenze dei Paesi, tra cui Etiopia e Tanzania, che hanno maggiormente risentito della volatilità dei prezzi delle materie prime agricole con la crisi del 2008. Ha partecipato ai fora multilaterali per la ricostruzione del sistema economico e fiscale dell’Afghanistan salutando con favore la decisione di Kabul di diventare membro dell’Extractive Industries Transparency Initiative, una coalizione di governi, aziende e società civile che si batte per la trasparenza e l’accountability dei soggetti, economici e non, che operano nel settore delle estrazioni di petrolio, gas e risorse minerarie affinché la catena del valore generata da questa attività economica produca, nella distribuzione dei profitti da essa derivanti, un beneficio collettivo in termini di finanziamento della spesa pubblica. Sempre nelle vesti di Managing Director della Banca Mondiale ha curato progetti di sostegno economico per i Paesi a medio e basso reddito. Come Ministro dell’Economia della Repubblica di Nigeria tra il 2003 e il 2006 (Presidente Olusegun Obasanjo) e tra il 2011 e il 2015 (Presidente Goodluck Jonathan) si è resa protagonista di un’intensa attività diplomatica coi Paesi del Club di Parigi per la cancellazione del 60% del totale del debito estero dello Stato, e si è affermata come la principale architetta di un ambizioso programma di riforme per la stabilizzazione del quadro macroeconomico della Nigeria i cui tassi di crescita hanno accreditato il Paese, agli occhi delle istituzioni finanziarie e degli investitori internazionali, come un interessante mercato emergente. L’esperienza come Ministro dell’Economia è diventata materiale per il libro Reforming the Unreformable. Lessons from Nigeria.
Accanto all’attività professionale portata avanti con instancabile determinazione sempre ai vertici dell’amministrazione di governo del Paese d’origine e delle organizzazioni internazionali – ricordiamo l’attuale ruolo di Commissario Emerito che ricopre nella Global Commission on the Economy and Climate, una delle più importanti iniziative a livello mondiale che mette insieme ex capi di governo e ministri delle finanze, economisti e industriali allo scopo di esaminare come gli Stati possono espandere i propri sistemi economici mentre affrontano i rischi posti dal cambiamento climatico – Ngozi Okonjo-Iweala ha collezionato preziose esperienze nel settore privato come Senior Adviser di Lazard, società di consulenza finanziaria specializzata nella ristrutturazione dei debiti sovrani, e come consigliera in istituti di ricerca e università negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Nigeria e Sudafrica. La solidità della sua preparazione accademica e l’abilità nel gestire dossier caldi al tavolo dei negoziati nel 2012 l’hanno condotto a candidarsi alla presidenza del World Bank Group, oltre a valerle premi e riconoscimenti tra cui il Madeleine K. Albright Global Development Award da parte dell’Aspen Institute. Molte università le hanno conferito dottorati ad honorem: nell’ottobre 2021 la Libera Università degli Studi Sociali Guido Carli ha riconosciuto il titolo di dottore honoris causa in Studi politici alla Iweala che ha presenziato alla cerimonia tenendo una lectio magistralis sui beni comuni globali. La Direttrice Generale dell’OMC ha davanti a sé molte sfide da vincere e l’impegno ad onorare la promessa di contribuire a rendere il sistema degli scambi commerciali meno iniquo.



Oggi il nostro tappeto volante ci porta ad una meravigliosa scoperta della linguistica, e scopriremo insieme parole italiane di derivazione araba. Parleremo di ciò che in linguistica si definisce “prestito”, ovvero una parola o addirittura un’intera struttura sintattica che entra a far parte del patrimonio di una determinata lingua pur provenendo da una lingua diversa.


