L’Eid al adha (عيد الأضحىا), che letteralmente significa “festa del sacrificio” è una ricorrenza di pertinenza islamica che si celebra ogni anno circa due mesi dopo la fine del Ramadan. Non è possibile definire una data precisa per questa festa perché le festività islamiche si attengono al calendario islamico che segue le fasi lunari, pertanto questa festa ogni anno ricade in un giorno diverso, proprio come avviene con il Ramadan. Detta anche Eid al kbir “عيد ﺍﻟﻜﺒﻴﺮ” ovvero “festa grande”, l’Eid al adha è insieme all’Eid al fitr “عيد الفطر” (ovvero la festa di fine Ramadan) una delle festività più importanti per i musulmani. Con l’Eid al Adha si ricorda l’episodio di radice abramitica (e dunque comune anche all’Ebraismo e al Cristianesimo) in cui Dio mise alla prova la fede di Abramo chiedendogli di sacrificare suo figlio Ismaele (il racconto coranico su questo è discorde con il racconto genesiaco della Bibbia secondo cui, invece, il figlio ad essere stato prova di sacrificio non fu Ismaele, bensì Isacco, particolare questo di cruciale importanza da un punto di vista ermeneutico, o almeno teologico e dottrinale, perché da questa differenza deriva tutta una serie di conseguenze dottrinali concatenate che concernono i rapporti e i significati anagogici che ruotano attorno alla figura di Sara, moglie legittima di Abramo, simbolo della Promessa come sottolinea la lettera ai Galati, e Agar, schiava e compagna illegittima di Abramo).
Secondo il racconto, Abramo, alla richiesta di Dio, si recò sul monte Moriah (evento, questo, che risalirebbe a circa 4000 anni fa) per sacrificare Ismaele quando improvvisamente, proprio quando stava per compiere il sacrificio, venne fermato da Dio attraverso l’Arcangelo Gabriele che gli indicò un ariete da immolare come sacrificio al posto di Ismaele. Racconto, questo, pregno di significati di cui la misericordia di Dio e la sottomissione (o fede) di Abramo ne sono solo alcuni.
Tuttavia i musulmani festeggiano questo giorno proprio in ricordo di questo episodio al cui centro sembra ruotare l’importanza della perpetua sottomissione dei fedeli alla volontà di Dio.
Durante l’Eid i musulmani sacrificano un animale che secondo la Sharia “شريعة”, ossia la legge islamica, deve essere un caprino, un bovino, un ovino o un camelide. Solitamente si tratta di capri adulti e tuttavia la Sharia prescrive che debba necessariamente trattarsi di una specie adulta e fisicamente integra tra queste appena citate. Spesso le famiglie iniziano a procurarsi l’animale già diverse settimane prima e lo sistemano in uno scantinato o in uno spazio della casa più o meno adatto, eh già, il tutto viene fatto in maniera piuttosto… domestica.
Il sacrificio avviene in una specifica modalità: nel lasso di tempo compreso tra la fine della preghiera del mattino e l’inizio della preghiera del pomeriggio, l’animale scelto viene abbattuto con la recisione della giugulare da parte di un uomo adulto in stato di purità legale e dopo aver pronunciato un takbir, ovvero un’espressione atta ad indicare l’assoluta grandezza e superiorità di Dio. Fatto ciò, viene lasciato defluire il sangue (come vuole sempre qualsiasi tipo di macellazione halal), la carne viene scuoiata e divisa in più parti, alcune delle quali destinate ai più bisognosi. Con questa carne si aprono le danze ai piatti più prelibati, i cui immancabili protagonisti sono gli spiedini arrosto. In occasione di questa festa si preparano diverse pietanze, ci si veste per bene e i bambini ricevono dei regali, spesso delle piccole somme di denaro chiamate Eidiyat “ عيديات”
Naturalmente questa festività come elemento religioso si inserisce in un contesto culturale che la ingloba, tuttavia: paese che vai, usanza che trovi! I festeggiamenti tradizionali dell’Eid al adha possono divergere un po’ a seconda del paese in cui ci si trova.
I festeggiamenti durano circa tre giorni e quest’anno l’Eid al adha inizierà il 16 giugno e terminerà il 18 giugno.
L’associazione ASDA di Napoli augura a tutti i musulmani un felice Eid al adha! عيد سعيد
Curiosità e approfondimenti:
– Il web è pieno di video che documentano come in queste settimane i bambini siano soliti fare amicizia e spesso affezionarsi all’animale a cui poche settimane dopo diranno addio.
-Abbiamo detto che l’Eid al adha ricorre in memoria di un evento di matrice abramitica e dunque comune (oltre all’Ebraismo) anche al Cristianesimo, ma perché i cristiani non festeggiano l’Eid al adha?
Come accennavo nell’articolo, c’è una differenza nel racconto dell’episodio che conterrebbe la risposta a questa domanda. Nel racconto del Genesi, come ho già detto, il figlio di Abramo che stava per essere sacrificato era Isacco e non Ismaele. Isacco, secondo la storia, sarebbe il figlio nato dal matrimonio legittimo tra Abramo e Sara, mentre Ismaele sarebbe il figlio che Abramo ebbe da Agar, schiava egiziana, dopo che Sara non poté più dargli figli a causa della sterilità. Ora, per capire bene cosa stiamo dicendo, ci viene in soccorso un passo della Lettera ai Galati che leggeremo con attenzione:
“Ditemi, voi che volete essere sotto la legge; non ascoltate la legge? Sta scritto infatti che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla libera. Ma quello dalla schiava secondo la carne è stato generato, quello invece dalla libera secondo la promessa. Queste cose sono allegorie. Quelle infatti sono le due alleanze:l’una è del monte Sinai, che genera a schiavitù, e questa è Agar. Agar è dunque il monte Sinai, in Arabia, ed è nella linea della Gerusalemme di ora, che è schiava insieme con i suoi figli. Mentre la Gerusalemme di lassù è libera, e questa è la nostra madre. Sta scritto infatti: Rallegrati, sterile che non partorisci, prorompi e grida, tu che non hai doglie, poiché sono molti i figli della derelitta, più di quelli di chi ha marito. Ma voi, fratelli, a modo di Isacco siete figli della promessa. Ma, come allora, colui che fu generato secondo la carne perseguitava quello secondo lo spirito, così anche adesso. Ma che dice la Scrittura? Scaccia la schiava e il suo figlio, perché il figlio della schiava non erediterà con il figlio della libera. Per cui, fratelli, non siamo figli di una schiava, ma della Promessa.” [Lettera ai Galati 4, 21-31]
Ebbene, la chiave è in quest’ultima proposizione “non siamo figli della schiava, ma della Promessa”, il lavoro filologico di chiave allegorica ci spiega che “la schiava” indicherebbe la schiavitù dei fedeli che ancora soggiacciono al giogo della Legge, quei fedeli cioè, che credono che la relazione con Dio sia una relazione di sottomissione e obbedienza che debba passare sotto il dominio di precise regole e leggi. “La Promessa”, invece, sarebbe la promessa che Dio (secondo i cristiani) avrebbe fissato per gli uomini: la salvezza.
La promessa della salvezza, che è l’apice dell’alleanza tra Dio e gli uomini e che percorre tutta la Bibbia dall’Antico al Nuovo Testamento, consiste e si realizza con la vita, morte e risurrezione di Cristo: unico vero sacrificio (secondo i cristiani).
La lettera di Paolo di Tarso agli ebrei è chiara in questo: con Cristo “non c’è più bisogno di offerta” “né olocausti né sacrifici” poiché Egli ha detto “non vi chiamo più servi ma amici”. C’è una sorta di capovolgimento di prospettiva: mentre nell’Islam la distanza tra Dio trascendente e l’uomo vede uno iato, una cesura, nel Cristianesimo la Promessa (con la venuta di Cristo, la sua morte e risurrezione) prevede una sorta di tensione dall’alto verso il basso (quindi da Dio verso l’uomo) che riempie quel vuoto che poteva essere riempito solo e soltanto da Dio, come segno di infinito amore dal creatore al creato. E’ Dio, secondo il Cristianesimo, che si è sacrificato per gli uomini in un sacrificio che vanifica tutti gli altri e che lascia meditare sul fatto che Dio non abbia bisogno dei nostri sacrifici, ma siamo noi, in quanto imperfetti e peccatori, ad aver bisogno della sua misericordia.
L’adha, il sacrificio dei cristiani è Cristo, ecco perché non ha senso per i cristiani sacrificare un ariete. Potremmo dire che l’Eid al Adha dei cristiani è la Pasqua.
di Martina Cuomo

