La giornata internazionale delle donne afrodiscendenti nasce nel 1992, quando nella Repubblica Domenicana, le donne nere di 32 paesi dell’America Latina e dei Caraibi, si riunirono per trovare nuove strategie di lotta per la parità dei diritti, contro le discriminazioni razziali e di genere. I risultati di questo incontro, sono stati di fondamentale importanza, non solo perché diede visibilità all’impegno delle donne nere per la parità di genere, ma anche per sottolineare la necessità di una lotta trasversale ed intersezionale, che non si limitasse alla difesa dei diritti di una singola minoranza, ma che prendesse in considerazione tutti i tipi di discriminazione. A partire da questo evento, fu istituita la giornata internazionale delle donne afrodiscendenti, una giornata al contempo di celebrazione e commemorazione.
Ma a cosa serve questa ricorrenza? È un’occasione di rivendicazione delle proprie origini e della propria identità collettiva, come donne della diaspora, ed individuale, perché ciascuna identità costituisce un unicum irripetibile che non può essere semplicemente omologata ad un qualsiasi gruppo di appartenenza. Essa ci invita anche alla riflessione su cosa significhi essere una donna afrodiscendente in Italia, oggi, quali difficoltà e quali opportunità nello sviluppo personale e professionale si incontrano e non solo: ci spinge a ripensare i nostri bias cognitivi che dividono un “Noi” da “gli Altri”, ci fa vedere la cultura come una produzione della società, e come tale, in continua evoluzione.
Ad oggi, sembrerebbe che l’opinione pubblica stia gradualmente acquisendo una maggior consapevolezza sulle questioni di genere; tuttavia ancora troppo spesso si dimentica il ruolo delle donne nere, diasporiche ed afrodiscendenti, che, al pari delle donne occidentali e bianche, si sono battute per ottenere giustizia sociale e parità. La giornata internazionale delle donne afrodiscendenti, ci mostra ancora una volta, la bellezza della diversità e dell’incontro tra differenze, il potere dell’unione e la forza della condivisione.
di Emilia Ruocco

