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Imazighen: resilienza e ricerca di libertà

Diritti cultura e libertà in gioco
Di Daniele Serranò

Chi sono gli Imazighen

Spesso si associa il territorio del Nordafrica al mondo arabo; tuttavia, altrettanto spesso si ignora il fatto che, in origine, le popolazioni che abitavano questi territori niente avevano a che fare con esso. Parliamo infatti dei berberi o, meglio, utilizzando il termine proprio della loro lingua, gli Imazighen, insieme di più popolazioni autoctone dell’Africa Settentrionale con origine comune che da millenni abitano un’area vastissima e diversificata (dalla costa mediterranea ai territori subsahariani del Mali e del Niger).

Dire che la storia degli Imazighen sia millenaria non è affatto un’esagerazione. Infatti, fonti egizie del terzo millennio a.C. attestano la presenza di popolazioni berbere. Tra queste, una in particolare, denominata Mashuash (più comunemente noti come Meshwesh o Meswesh), una tribù libica che nel Terzo Periodo Intermedio (ca. 1069-664 a.C.) ebbe una tale influenza da dare il via ad una dinastia di faraoni. Durante il primo millennio a.C. nacquero diversi regni berberi, i quali iniziarono a venire a contatto con le emergenti potenze del Mediterraneo: dapprima i fenici, poi i greci ed i romani, aprendosi ad una stagione di reciproca influenza che delineerà le basi di una società mediterranea cosmopolita.

Le popolazioni Imazighen

Eredità berbera

Nel corso della loro storia, gli Imazighen si sono trovati a venire a contatto con numerosi popoli, i quali, conquistando nuovi territori, annettevano le popolazioni che abitavano quei luoghi, così come le loro usanze ed i loro costumi. Gli Imazighen non fecero eccezione; anzi, riuscirono non solo ad inserirsi abilmente nei nuovi contesti sociali che si vennero a creare successivamente all’arrivo degli invasori, ma riuscirono a preservare e tramandare le usanze tipiche della loro cultura.

Donna Amazigh sulla catena montiuosa dell’Atlante

Non molti sanno che numerose figure di spicco nella storia dell’Occidente erano di origine berbera: scrittori come Terenzio ed Apuleio, santi cristiani come San Vittore, papi, e perfino imperatori. L’influenza berbera si mantiene anche nelle piccole abitudini alimentari quotidiane. Ne è la prova l’importanza che rivestono ancora oggi nel territorio del Nordafrica il consumo di preparati a base di frumento o orzo, quali il couscous (sempre più diffuso anche in Europa), e la bsisa, un preparato a base di orzo, cumino e fieno greco tipico di Libia e Tunisia.

Bsisa cucinata
Polvere di Bsisa
Couscous

Imazighen, libertà e lotte

Un tratto tradizionalmente tipico della cultura berbera che affascina molti è l’essenzialità del loro modo di vivere: piccole abitazioni in materiali semplici che danno l’impressione di essere un tutt’uno con il paesaggio naturale circostante, niente arredi, nessuno di quei servizi basilari che per noi sono la normalità. Tutto ciò, agli occhi di chi è abituato ad un tipo di vita diametralmente opposta, dà un senso di libertà quasi romantico. Al giorno d’oggi però, questa visione romanticizzata e generalizzata si viene un po’ a modificare, in quanto non tutte le comunità berbere moderne vivono in condizioni così essenziali, e ci sono notevoli differenze tra comunità urbane e rurali.

Questa idea di libertà è infatti legata, almeno concettualmente, alla cultura berbera. Basti pensare che lo stesso nome Imazighen significa letteralmente “uomini liberi”, una libertà per la quale ancora ci si sta battendo. La stessa bandiera vede al proprio centro la lettera neo-tifinagh “yaz”, che rappresenta i martiri per la causa berbera, simboleggiando la virtù fondamentale di questo popolo: la resistenza, la voglia di vivere, la voglia di libertà. Questa libertà, in parte, è stata riconosciuta a seguito delle politiche sociali di re Muhammad VI di Marocco, con il riconoscimento del Tamazight come lingua ufficiale nel 2011.

Bandiera Amazigh: adottata nel 1998 come bandiera ufficiale del popolo Amazigh.

Mentre il Marocco ha fatto progressi significativi, la situazione varia considerevolmente da paese a paese. Le lotte per i diritti linguistici e culturali degli Imazighen si estendono in diversi paesi del Nord Africa, con l’Algeria che rappresenta un caso particolarmente significativo in quanto la lotta è stata lunga e violenta. In questo paese, dove gli Imazighen costituiscono una significativa minoranza concentrata principalmente nella regione della Cabilia, la strada verso il riconoscimento è stata lunga e spesso tortuosa. La storia recente dell’Algeria è segnata da momenti cruciali come la “Primavera Berbera” del 1980 e la “Primavera Nera” del 2001, periodi di intense proteste che hanno visto gli Imazighen battersi con fervore per il riconoscimento della loro identità. Questi sforzi non sono stati vani: nel 2016, l’Algeria ha finalmente riconosciuto il Tamazight come lingua ufficiale nella costituzione. Tuttavia, come spesso accade quando si parla di diritti e libertà, il cammino non è terminato con questa vittoria sulla carta. Le sfide attuali riguardano l’effettiva implementazione di questo riconoscimento nella vita quotidiana, nell’amministrazione e nell’educazione.

La resilienza degli Imazighen, quella stessa qualità che ha permesso loro di preservare la propria cultura attraverso millenni di dominazioni straniere, si manifesta anche in altri paesi del Nord Africa. In Libia, dopo decenni di repressione sotto il regime di Gheddafi, si assiste a una rinascita della cultura berbera. In Tunisia, seppur rappresentando una minoranza più esigua, gli Imazighen stanno facendo sentire la propria voce, con la fondazione di associazioni culturali che promuovono la loro eredità millenaria.

Anche nei territori più a sud, come Mali e Niger, le comunità Tuareg, fiere rappresentanti del mondo berbero, lottano per la propria autonomia e il riconoscimento dei propri diritti, sfidando confini tracciati da potenze coloniali che poco avevano a che fare con le realtà etniche e culturali del territorio.

In tutti questi contesti, le sfide sono molteplici e complesse. Dalla standardizzazione linguistica all’implementazione dell’insegnamento della lingua e cultura berbera nelle scuole, dalla maggiore presenza nei media nazionali al riconoscimento costituzionale, gli Imazighen continuano a battersi per preservare e promuovere la loro identità unica.

Questa lotta per i diritti linguistici e culturali degli Imazighen ci ricorda, ancora una volta, l’importanza di preservare la diversità culturale che caratterizza il bacino mediterraneo. Come figli di questo mare che ha visto il passaggio di innumerevoli popoli, abbiamo il dovere di riconoscere e celebrare queste antiche radici che ancora oggi nutrono il ricco mosaico delle nostre società. La resilienza degli Imazighen, la loro instancabile ricerca di libertà e riconoscimento, dovrebbe essere d’ispirazione per tutti noi, un monito a non dimenticare mai il valore della propria identità e l’importanza di lottare per preservarla.