L’Angola, ufficialmente conosciuta come Repubblica dell’Angola, è un paese situato sulla costa occidentale dell’Africa meridionale. Confinante con la Repubblica Democratica del Congo, lo Zambia e la Namibia, si affaccia a ovest sull’Oceano Atlantico. Una particolarità del territorio è l’exclave di Cabinda, separata dal resto del paese e situata tra la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo. La capitale e il principale centro urbano è Luanda.


Un Viaggio attraverso Secoli di Storia e Trasformazioni
La storia dell’Angola è profondamente radicata nel tempo. Le sue terre sono state abitate sin dall’epoca del Paleolitico e, nel corso dei secoli, hanno ospitato una vasta varietà di gruppi etnici e regni. Tra questi, il Regno del Congo, emerso nel XIII secolo, è stato uno dei più influenti. L’arrivo dei portoghesi nel XVI secolo segnò l’inizio di una lunga colonizzazione, inizialmente basata sul commercio di schiavi e materie prime. Dopo una lunga rivolta anti-coloniale fu raggiunta l’indipendenza nel 1975 come Repubblica Popolare dell’Angola marxista-leninista, uno stato monopartitico sostenuto dall’Unione Sovietica e da Cuba. La guerra civile tra il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola al governo e gli insorgenti anti-comunisti dell’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola, sostenuti dagli Stati Uniti e dal Sudafrica, durò fino al 2002. Lo stato sovrano da allora è divenuto una repubblica costituzionale presidenziale unitaria relativamente stabile. L’Angola possiede vaste riserve di minerali e di petrolio, e la sua economia è tra le più velocemente in crescita del mondo, specialmente dalla fine della guerra civile. Tuttavia, lo standard di vita rimane basso per quasi tutta la popolazione, e la speranza di vita in Angola è tra le più basse nel mondo, mentre la mortalità infantile è tra le più alte. La crescita economica angolana non è omogenea, con la maggior parte della ricchezza nazionale concentrata in un settore ridotto della popolazione. L’Angola è uno stato membro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, dell’Unione africana, della Comunità dei Paesi di lingua portoghese e della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale. Tuttavia ha deciso di uscire dall’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), di cui faceva parte dal 2007. La notizia, scrive il Wall Street Journal, arriva dopo che al vertice del novembre 2023 il paese africano, insieme alla Nigeria, si era opposto fermamente ai nuovi tagli alla produzione di greggio voluti soprattutto dall’Arabia Saudita. Dal 1 gennaio al 31 marzo 2024 l’Opec produrrà complessivamente 2,2 milioni di barili al giorno in meno. All’Angola l’organizzazione chiedeva un taglio di ventimila barili al giorno.
L’inizio della colonizzazione fino al ventunesimo secolo
La venuta dei portoghesi in questo territorio è molto remota, specialmente sulla costa già fiorente di traffici addirittura in epoca medievale. Nel 1483 si ha notizia di una prima penetrazione anche nell’entroterra. Inizialmente vi furono ostilità con i numerosi regni autoctoni presenti sul territorio, in particolare con il Regno del Congo, con quello di Ndongo e con quello di Benguela. Tuttavia già nel XVI secolo si addivenne a lunghi periodi di pace, intervallati da guerre occasionali, dovute spesso a scontri di carattere personale tra i vari sovrani e governatori. In particolare il regno di Ndongo costituì un’alleanza abbastanza stabile con i portoghesi, intrattenendo con essi un fiorente commercio di schiavi, molti dei quali furono trasportati in Brasile. Nel frattempo i portoghesi avviarono la costruzione di numerosi e floridi insediamenti nella regione, conquistando via via autonomia dalla madrepatria.

Con l’avvento del XVII secolo una nuova tribù si impose in parte del territorio angolano: la tribù degli Imbangala. Queste genti erano caratterizzate da un notevole ardimento bellico e da una forte intraprendenza, pertanto in breve tempo sottomisero molte altre tribù dell’area, vendendo un’ingente quantità di schiavi ai portoghesi. Il governatore Luis Mendes de Vasconcelos, apprezzandone assai lo spirito combattivo, ne arruolò buona parte nelle sue truppe. Si consolidò così il fenomeno del “meticciamento” (fusione di costumi, tradizioni e etnie), che fu sempre caratteristico dell’impostazione coloniale portoghese, al contrario per esempio di quella britannica.


Dopo la seconda guerra mondiale il Portogallo, governato sin dagli anni trenta da António de Oliveira Salazar, si oppose fortemente al concetto di decolonizzazione.
Secondo il pensiero politico di Salazar, infatti, la decolonizzazione avrebbe creato semplici avamposti economico-politici per le potenze uscite vincitrici dalla seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti attraverso le multinazionali economiche, l’URSS attraverso le multinazionali politiche. Un graduale e costante processo di evoluzione politica, con una partecipazione attiva delle popolazioni nere al sistema coloniale, avrebbe invece permesso il vero “sviluppo” socioeconomico dell’Africa.
Tuttavia apparve sempre più oneroso il mantenimento delle colonie e verso la fine degli anni cinquanta nacquero altresì vari movimenti indipendentisti più o meno collegati ad analoghi movimenti esteri, finanziati dalle due superpotenze. In particolare due movimenti si fecero strada: il Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA), fondato nel 1956 e appoggiato dall’URSS, che addirittura organizzò scuole e università a Mosca per formare i capi; l’Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (UNITA), guidata da Jonas Savimbi, sostenuto inizialmente dalla Cina, si avvicinò in seguito agli Stati Uniti
Il Fronte di Liberazione Nazionale dell’Angola (FNLA) guidato da Holden Roberto, inizialmente consistente, perse via via di importanza. La lotta armata tra le varie fazioni e il governo portoghese divenne infuocata negli anni settanta. Nel 1974, in seguito alla Rivoluzione dei Garofani in Portogallo, cessarono le ostilità e venne instaurato un governo di coalizione fra i movimenti indipendentisti, che ebbe però breve durata. L’11 novembre 1975 il Portogallo riconobbe l’indipendenza del Paese; il MPLA proclamò la Repubblica Popolare dell’Angola, mentre il FNLA e l’UNITA proclamarono nelle zone da loro controllate una repubblica separata con capitale Huambo. Il MPLA prevalse sugli altri due movimenti e nel febbraio del 1976 le sue truppe conquistarono Huambo. Nello stesso febbraio del 1976, l’Italia fu il primo Paese europeo occidentale a riconoscerne l’indipendenza.
La guerra civile
Agostinho Neto, capo dell’MPLA, divenne il primo presidente (1975) del Paese e tale rimase fino alla morte (1979), allorché gli successe José Eduardo dos Santos. Dal luglio del 1975 il Paese fu afflitto da una lunga guerra civile nella quale erano in campo non solo contrasti etnici e interni ma forze straniere interessate alle risorse (petrolio e diamanti in particolare) dell’Angola e alla sua posizione strategica. L’MPLA, movimento marxista-leninista che organizzò un sistema politico monopartitico appoggiato da Cuba e dall’Unione Sovietica, e l’UNITA, sostenuta da Stati Uniti e Sudafrica, ingaggiarono una lotta senza esclusione di colpi. Il conflitto, iniziato nel novembre del 1975 con l’invasione dell’Angola da parte del Sudafrica con truppe già presenti in Namibia, vide l’intervento di migliaia di soldati cubani Operación Carlota e si protrasse per anni, decimando la popolazione inerme. Si giunse infine alla firma di un accordo di pace, voluto dalle potenze straniere dopo la sconfitta del Sudafrica a Cuito Cuanavale e i cambiamenti nello scenario internazionale, siglato nel dicembre del 1988 a New York. Nel 1991 furono firmati gli accordi di Bicesse e le truppe straniere si ritirarono. Nel 1992 si tennero le elezioni presidenziali multipartitiche, che videro la vittoria del MPLA. José Eduardo dos Santos, che come detto era successo a Neto nel 1979 alla guida assoluta del Paese e del partito, fu confermato nella carica. A differenza del FNLA, l’UNITA, guidata da Jonas Savimbi, non accettò l’esito elettorale e il Paese entrò in una nuova fase di guerra civile. Il 20 novembre 1994 a Lusaka, in Zambia, nel contesto del cosiddetto protocollo di Lusaka venne stipulato un nuovo accordo di pace che prevedeva la reintegrazione dei ribelli nel governo nazionale e nelle forze armate. Nell’aprile del 1997 venne creato un governo di unità nazionale dal quale l’UNITA venne però espulsa l’anno seguente in seguito alla ripresa delle azioni di guerriglia.
Nel ventunesimo secolo

Con la cessazione della guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica il presidente Dos Santos, al potere dal 1979, aveva nel frattempo ribaltato completamente la propria politica. Se in politica interna rimodernò le istituzioni, separandole dal passato marxismo, in politica estera instaurò una solida alleanza con Stati Uniti, Gran Bretagna e Portogallo. In particolare sono da segnalare le prese di posizione costantemente favorevoli alle guerre intraprese dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq.
L’UNITA si trovò spiazzata da questo nuovo atteggiamento e si ridusse così a un gruppo paramilitare allo sbando. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite votò sanzioni contro l’UNITA stessa (28 agosto 1997) e nel 1999 le unità militari angolane sferrarono un duro colpo ai ribelli riprendendo il controllo delle principali città delle zone controllate dall’UNITA. Un’ennesima lotta di guerriglia che dilaniò il Paese provocando un milione e mezzo di morti e centinaia di migliaia di senzatetto. Le ostilità proseguirono fino al 2002, allorché i ribelli deposero le armi dopo la garanzia di un’amnistia generale e dell’integrazione nelle forze armate ufficiali. Gli anni ininterrotti di guerra civile rendono più difficoltoso il percorso di sviluppo del Paese; tra le varie difficoltà, è da citare quella delle migliaia di persone che hanno abbandonato i loro villaggi a causa dei conflitti. Dos Santos ha puntato su un legame sempre più stretto con la vecchia madrepatria portoghese, suggellato dal sontuosissimo matrimonio celebrato nel 2004 a Luanda tra una figlia di Dos Santos, Tchizé, e il magnate portoghese Hugo Pego. La Costituzione dell’Angola (Constituição de Angola) risale al 21 gennaio 2010. Dopo 38 anni di dominio, nel 2017 il presidente José Eduardo dos Santos si dimise dalla guida del Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola (MPLA). Il leader del partito vincitore alle elezioni parlamentari dell’agosto 2017 divenne il nuovo presidente dell’Angola. Il MPLA scelse l’ex ministro della Difesa João Lourenço come successore di Santos. In quella che è stata descritta come epurazione politica per consolidare il proprio potere e ridurre l’influenza della famiglia Dos Santos, Lourenço licenziò subito il capo della polizia nazionale Ambrósio de Lemos, e il capo dei servizi di intelligence, Apolinário José Pereira, entrambi considerati alleati dell’ex presidente Dos Santos. Rimosse anche Isabel dos Santos, figlia dell’ex presidente, dalla posizione al vertice della compagnia petrolifera statale Sonangol.
Geografia
Il territorio è in prevalenza montuoso, solo la fascia costiera, più stretta a sud ed ampia fino a 150 chilometri nel centro-nord, è pianeggiante; procedendo verso est troviamo prima dei rilievi montuosi e collinari paralleli alla costa e poi un vasto altopiano, che si spinge fino ai confini orientali del Paese ed ha un’altitudine quasi sempre sopra i 1.000 metri; la cima più elevata dell’Angola, il Monte Moco (2.620 m.) si trova nella parte centro-occidentale della Nazione, a circa 170 chilometri dall’Atlantico. La costa sull’Oceano Atlantico, lunga 1.600 chilometri in tutto, è in genere bassa e piuttosto regolare, sabbiosa nella zona meridionale occupata in parte dal Deserto del Namib; a pochi chilometri dalla terraferma sorgono diverse isole, ma tutte di dimensioni abbastanza ridotte, Baia dos Tigres (98 Km²) la maggiore ed anche l’unica ad avvicinarsi ai cento chilometri quadrati di superficie. Il Paese è attraversato da diversi fiumi importanti, con il loro regime che dipende molto dalle precipitazioni e che quindi alternano periodi di magra ad altri in cui hanno portate notevolmente maggiori: lo Zambesi (375 Km il tratto angolano, 2.700 Km in tutto), quarto fiume africano per lunghezza, il Congo (4.700 Km), secondo fiume più lungo del continente, il Kasai (2.150 Km complessivamente) ed il suo affluente Kwango (1.770 Km in totale), entrambi segnano una parte del lungo confine angolano con la Repubblica Democratica del Congo.
Società
La popolazione mantiene un tasso di crescita abbastanza elevato, anche grazie alla lotta all’AIDS, non più così diffuso come in altri stati africani. La popolazione angolana è quasi sestuplicata nell’ultimo mezzo secolo, passando dai 5 milioni scarsi del 1960 ai 29,4 milioni circa del ventunesimo secolo, secondo i dati dell’United States Census Bureau. La speranza di vita rimane tuttavia ancora molto bassa per via di guerre intestine al Paese; gran parte della popolazione è analfabeta. Si tratta di uno stato fortemente multietnico, e la popolazione di 31,83 milioni di persone appartiene a diversi gruppi tribali, che fanno riferimento a tradizioni distinte. La cultura angolana riflette secoli di dominio portoghese, in particolare nella lingua e nella Chiesa cattolica.

Le principali etnie, che fanno parte dei gruppi neri bantu, compongono il 98% della popolazione angolana, seguono i mulatti con l’1,5% e i gruppi bianchi (perlopiù di origine portoghese) con lo 0,5%.
Lingue
Il portoghese è la lingua ufficiale dell’Angola ed è la lingua materna del 30% della popolazione. Esistono però alcune lingue nazionali parlate nel Paese. Secondo il censimento realizzato nel 2014 il portoghese è la lingua o una delle lingue parlate in casa per il 71,2% degli angolani. La lingua nazionale con più parlanti è l’umbundu, parlata dagli ovimbundu nella regione del centro-sud. È lingua materna di circa un terzo degli angolani. Il kimbundu è la seconda lingua nazionale più parlata, circa dalla quarta parte della popolazione, gli ambundu, che vivono nel centro nord. È una lingua di grande rilevanza essendo la lingua antica della capitale e dell’antico Regno di Ndongo. Ci sono state molte interferenze lessicali con il portoghese. Il kikongo, parlato al nord, ha diversi dialetti. Era la lingua dell’antico Regno di Congo e dopo la migrazione postcoloniale al Sud ha dei parlanti anche a Luanda. In questa regione, il portoghese è la lingua ufficiale dell’Angola ed è la lingua materna del 30% della popolazione. Esistono però alcune lingue nazionali parlate nel Paese. Secondo il censimento realizzato nel 2014 il portoghese è la lingua o una delle lingue parlate in casa per il 71,2% degli angolani. La lingua nazionale con più parlanti è l’umbundu, parlata dagli ovimbundu nella regione del centro-sud. È lingua materna di circa un terzo degli angolani. Il kimbundu è la seconda lingua nazionale più parlata, circa dalla quarta parte della popolazione, gli ambundu, che vivono nel centro nord. È una lingua di grande rilevanza essendo la lingua antica della capitale e dell’antico Regno di Ndongo. Ci sono state molte interferenze lessicali con il portoghese. Il kikongo, parlato al nord, ha diversi dialetti. Era la lingua dell’antico Regno di Congo e dopo la migrazione postcoloniale al Sud ha dei parlanti anche a Luanda.
Religioni
Il governo riconosce come religioni del Paese il Cattolicesimo e l’Animismo; esistono però tantissime religioni organizzate in chiese o forme analoghe. Dati certi relativi al numero di fedeli non esistono, ma la maggior parte della popolazione angolana è di religione cattolica (almeno la metà), o cristiana di altre confessioni: ci sono infatti anche protestanti, battisti, metodisti e calvinisti. L’Animismo è professato dal 30% della popolazione. È significativa anche la presenza di persone che non professano alcuna religione (atei), il fenomeno è dovuto anche all’influenza del marxismo-leninismo professato nella prima fase postcoloniale. Solo l’1-2% della popolazione professa l’Islam, in particolare di confessione sunnita. Durante la guerra civile, molte persone si sono avvicinate a un credo religioso o hanno rafforzato la
loro fede. Sono presenti anche numerose sette di matrice brasiliana, che però sono illegali e vengono quindi perseguite dallo Stato.
Economia
Il principale partner economico è la Cina, che ha concluso accordi con l’Angola per lo sfruttamento delle sue risorse energetiche, inviando operai in grandi quantità; in cambio l’Angola ha beneficiato della costruzione di infrastrutture (per esempio gli stadi della Coppa d’Africa di calcio) e ricevuto ingenti quantità di denaro che hanno determinato il più alto tasso di crescita fra i Paesi africani degli ultimi anni. Inoltre la Cina ha intenzione di costruire una ferrovia transcontinentale che collegherà i giacimenti angolani con le coste africane dell’Oceano Indiano. Significativa è la trasformazione urbanistica della capitale Luanda. Nel 2009 sono stati creati in Angola 330 000 nuovi posti di lavoro. La povertà in Angola è scesa dal 63% del 2002 al 38% del 2009.
Cose che (forse) non sapevi sull’Angola
- Il primo presidente del paese, Agostinho Neto, è stato anche un poeta anticoloniale. Una delle figure più carismatiche del nazionalismo angolano, contribuì in maniera determinante alle lotte di liberazione nazionale del popolo angolano che l’11 settembre 1975 ottenne l’indipendenza dopo ben cinque secoli di colonizzazione portoghese. Nato nel 1922 a Kaxicane, a meno di un centinaio di Km da Luanda, ben presto si dedicò al volontariato nei servizi sanitari prestando la sua opera nei “musseques”, ossia nei quartieri più poveri di Luanda ove conobbe da vicino la miseria e il dolore in cui era costretta a vivere molta gente. Il desiderio di poter essere d’aiuto agli altri lo spinse ad iscriversi alla Facoltà di Medicina dell’Università portoghese di Coimbra dove animò la “Casa dos estudantes do Impèrio” insieme ad altri intellettuali africani e collaborò alle attività anticolonialiste. Trasferitosi a Lisbona frequentò il Movimento dei giovani intellettuali di Angola il cui motto era “Vamos Descobrir Angola” (Scopriremo l’Angola) con le sue tradizioni e culture negate. Ben presto cadde sotto la sorveglianza della PIDE, la polizia segreta del regime fascista di Antonio de Oliveira Salazar e fu arrestato una prima volta nel 1951 mentre raccoglieva firme per la pace nel mondo. «Noi dell’Africa immensa / ecco le nostre mani / aperte alla fratellanza del mondo / per la Pace ecco le nostre voci» scrisse nella poesia “Sanguinanti e germoglianti”. Iniziò per lui una serie di arresti tanto che nel 1957 Amnesty International lo proclamò “prigioniero politico dell’anno” ponendo il suo caso e quello delle colonie portoghesi all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Rientrato in Angola nel 1960, venne nuovamente arrestato e condannato all’esilio, prima in Portogallo poi a Capo Verde. Sempre in quell’anno Agostinho divenne il principale teorizzatore politico del MPLA, il Movimento politico per la Liberazione dell’Angola fondato nel 1956. Iniziarono gli anni della clandestinità e della drammatica scelta della lotta armata contro il dominio portoghese.

- In dialetto Kimbundu la parola kizomba, oltre ad indicare il genere musicale e lo stile di danza, nato proprio in questa terra, significa anche festa del popolo, ed è il nome originario della danza dei neri che hanno resistito alla schiavitù. La kizomba era la festa e la resistenza culturale di un popolo; è stata l’esaltazione della vita e della libertà.
- L’Angola ospita le seconde cascate più grandi dell’Africa, dopo le cascate Victoria, tra Zambia e Zimbabwe. Con un’altezza di 105 m (il doppio delle Niagara Falls), sono una delle bellezze naturali più impressionanti d’Africa.

- In Angola vive una tribù semi nomade, quella degli Mwila (o Mwela), e incontrarli nella cittadina di Lubango, a sud del Paese, non è difficile. Proprio come i vicini Himba, in Namibia, anche i Mwila danno molto peso all’estetica, alla cura del corpo e, in particolare, dei capelli. Piume, perline, impacchi di ocra e altri unguenti: l’acconciatura la dice lunga sullo status di un Mwila!

- Kyanda, questa è una parola piuttosto ricorrente: a portare questo nome sono compound, ristoranti, persino una scuola di surf. A grandi linee, kianda si potrebbe tradurre con “sirena”, ma in realtà, in lingua kimbundu questo termine ha un significato molto più ampio. Si tratta di uno spirito dell’acqua, presente in laghi, fiumi e, naturalmente, nell’oceano, dal carattere dispettoso, pronto a fare tanto il bene quanto il male.
- “O Pensador” è la figura emblema del Paese e la troverete riportata ovunque, a cominciare dalle banconote. E’ un figuro accovacciato che si prende la testa tra le mani e… pensa. Pensa e ripensa. E’ simbolo di saggezza, di segreti acquisiti con l’esperienza, in Angola infatti gli anziani occupano uno status privilegiato.


- La capitale dell’Angola, la città di Luanda, merita giustamente il titolo di città dei contrasti. I prezzi qui sono più alti che in molte capitali europee, si è classificata più volte al primo posto nell’elenco delle città più costose del mondo. Le splendide viste sull’oceano Atlantico sono interrotte dal traffico di navi e gli alti edifici in stile moderno sono contrastati da misere capanne costruite per ospitare persone in una città in rapida espansione. La vivibilità è messa a dura prova dal traffico mattutino e dal forte rumore che regolarmente disturba la città.


di Sara Abate








































Conosciuto in Italia principalmente come insulto, il termine Zulu fa riferimento a una popolazione del sud dell’Africa appartenente al gruppo etnico degli Ngoni.
Il regno andò in declino dopo le guerre anglo-zulu (1879) in cui venne arrestato il re Cetshwayo e venne diviso il territorio in 13 sottoregni gestiti da vari “principi”. Solo successivamente il re ritornò in patria, ma governò su un territorio molto più piccolo rispetto allo splendore del passato. Il figlio di Cetshwayo, Dinuzulu, alla morte del padre si trovò obbligato ad affrontare uno dei tredici principi che erano stati messi a capo della zona. Qui venne aiutato dai mercenari boeri (i discendenti olandesi in Sud Africa nemici degli inglesi) con la promessa di concedergli territori nel regno Zulu. Per questo motivo gli inglesi intervennero e annessero il territorio del regno alle colonie sudafricane e arrestarono il giovane re con l’accusa di aver cospirato coi boeri contro la potenza coloniale inglese. 